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“Sono la sua unica figlia, non ho sorelle come invece ha scritto qualcuno: e con mia madre avevo uno splendido rapporto, l’ultima volta ci siamo sentite al telefono martedì sera”

POI FLORIANA FLORIS NON LE HA RISPOSTO PIÙ... ERA GIÀ MORTA, UCCISA CON OLTRE TRENTA COLTELLATE SOPRATTUTTO ALLA GOLA MA POI ANCHE ALL'ADDOME, E RIVERSA SUL PAVIMENTO DELL'APPARTAMENTO IN PIAZZA XX SETTEMBRE A INCISA SCAPACCINO, IL PICCOLO COMUNE IN PROVINCIA DI ASTI... LA DONNA AVREBBE CERCATO DI DIFENDERSI DALL'AGGRESSIONE PERCHÉ DURANTE L'AUTOPSIA SONO STATE TROVATE FERITE DA TAGLIO ALLE BRACCIA, COMPATIBILI CON UNA POSIZIONE DI PROTEZIONE DALL'ARMA

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Testo…, tratto da… www.repubblica.it!

“Sono la sua unica figlia, non ho sorelle come invece ha scritto qualcuno: e con mia madre avevo uno splendido rapporto, l’ultima volta ci siamo sentite al telefono martedì sera”. Poi Floriana Floris non le ha risposto più… era già morta, uccisa con oltre trenta coltellate soprattutto alla gola ma poi anche all’addome, e riversa sul pavimento dell’appartamento in piazza XX Settembre a Incisa Scapaccino, il piccolo comune in provincia di Asti… la donna avrebbe cercato di difendersi dall’aggressione perché durante l’autopsia sono state trovate ferite da taglio alle braccia, compatibili con una posizione di protezione dall’arma.

Alice Giangreco, 20 anni, non riesce a pensarci. Blinda dentro di sé un dolore indicibile. Non si commuove, ma non riesce neppure a parlare della madre, dell’ultima telefonata intercorsa tra le due. Ribadisce solo il bel rapporto con la ex agente di commercio milanese, trovata morta dopo due giorni dentro casa del compagno Paolo Riccone, 57 anni. “Venerdì sono stata io a chiamare i soccorsi – ripete mentre sale in macchina, davanti al casermone in mattoncini sede del comando provinciale dei carabinieri di Asti – mamma non era il tipo da non rispondere al telefono, non era mai successo. Io vivo a Bologna – aggiunge – lavoro per una compagnia telefonica. Da quando non abitavamo più insieme ci sentivamo tutte le sere”.

Mercoledì a Incisa si era già consumato il femminicidio. Lo ha confermato l’autopsia eseguita ieri all’ospedale di Asti dal medico legale Fabio Innocenzi. L’esame ha accertato che Floris era morta da almeno due giorni. Finita da oltre trenta coltellate inferte al collo e dietro la schiena.

Quando venerdì i carabinieri di Asti, con l’aiuto dei vigili del fuoco, hanno varcato la soglia dell’appartamento hanno trovato la donna riversa in terra, senza vita. Riccone era quasi incosciente nella stanza da letto. Con i polsi tagliati, i vestiti intrisi di sangue e i postumi di una intossicazione in corso: il 57enne ha provato a uccidersi in tutti i modi, anche ingurgitando una buona dose di candeggina dopo aver preso un mix di farmaci antidepressivi.

Per questa ragione è ancora ricoverato in coma farmacologico all’ospedale di Asti. Sarà risvegliato lunedì, al più tardi martedì. Solo a quel punto i militari potranno ascoltarlo e quindi formulare, in accordo con il pm di Alessandria, l’eventuale accusa nei suoi confronti. La sua versione dei fatti sarà decisiva anche per individuare un movente al delitto. Al momento la procura non ha emesso nessun provvedimento: il 57enne non è in stato di fermo né di arresto. Non può nominare un avvocato. Non è indagato, solo fortemente sospettato.

Per accusarlo del femminicidio gli inquirenti attendono gli esiti dei rilievi scientifici del Dna sul sangue trovato sulla lama di un coltello, sui pavimenti, sui vestiti di entrambi. “Sono tornato a casa e l’ho trovata morta, a quel punto ho deciso di suicidarmi per il troppo dolore”, ha farfugliato Riccone ai carabinieri prima di essere accompagnato in ospedale. L’uomo, da quando aveva perso la moglie, stroncata da una malattia circa 10 anni fa, era caduto in depressione. Aveva lasciato Roma, il lavoro da consulente per il ministero del Lavoro ed era andato a Milano per coltivare il rapporto con Floris. Due anni fa la coppia aveva scelto di venire ad abitare a Incisa per consentire al 57enne di curare il padre, malato di tumore. L’uomo aveva ritrovato lavoro ad Alessandria come ricercatore. Il padre Gino, il proprietario della pompa di benzina del paese, è morto il 2 maggio.

A quel punto Riccone probabilmente è crollato. Eppure era in cura da uno psichiatra che gli aveva prescritto una terapia. I carabinieri hanno trovato in casa e sequestrato diverse scatole di psicofarmaci, insieme ai coltelli e ai vestiti intrisi di sangue, ora oggetto degli accertamenti scientifici. Lo specialista in psichiatria che aveva in cura Riccone è stato ascoltato dagli investigatori. Al pari dei vicini e dei conoscenti della coppia. Che però non hanno fornito particolari utili a individuare un movente del delitto. La coppia, del resto, non era mai appariscente in pubblico. Sempre discreta, riservata. Al punto che nessuno, per due giorni, si è accorto del femminicidio.