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Un femminicidio annunciato, perché molto più che sfiorato appena un mese fa: e preceduto da aggressioni, da persecuzioni, da reiterati episodi di violenza

IN OSPEDALE CON SETTE COSTOLE ROTTE E UNA PROGNOSI DI 30 GIORNI, ALL’INIZIO DI FEBBRAIO, E DALLA STESSA PERSONA CHE L’AVEVA COLPITA E MINACCIATA UN MESE FA, E ANCORA PRIMA A GENNAIO, E A DICEMBRE, PERIODICAMENTE SI PUÒ ANDARE A RITROSO ALMENO FINO AL 30 MAGGIO DI UN ANNO FA, QUANDO SCATTÒ LA PRIMA DENUNCIA E QUANDO L’ASSASSINO, IL FEMMINICIDA SANTINO BONFIGLIO, 67 ANNI, FU SOTTOPOSTO PER LA PRIMA VOLTA AI DOMICILIARI

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Testo… tratto da, www.gazzettadelsud.it!

Un femminicidio annunciato, perché molto più che sfiorato appena un mese fa: e preceduto da aggressioni, da persecuzioni, da reiterati episodi di violenza.

Daniela Zinnanti, 50 anni, è stata uccisa lunedì sera nell’appartamento in cui viveva, in via Lombardia a Messina, in quello stesso appartamento in cui era stata aggredita, finendo in ospedale con sette costole rotte e una prognosi di 30 giorni, all’inizio di febbraio, e dalla stessa persona che l’aveva colpita e minacciata un mese fa, e ancora prima a gennaio, e a dicembre, periodicamente si può andare a ritroso almeno fino al 30 maggio di un anno fa, quando scattò la prima denuncia e quando l’assassino, il femminicida Santino Bonfiglio, 67 anni, fu sottoposto per la prima volta ai domiciliari.

La stessa misura violata lunedì sera, anche grazie al fatto che il braccialetto elettronico che Bonfiglio avrebbe dovuto indossare non è mai arrivato. Una lunga storia di violenza conclusa con la morte della 50enne Daniela Zinnanti, ritrovata senza vita 24 ore dopo il delitto, martedì sera, dalla figlia, disperata, che non aveva più notizie di lei. Sul suo corpo i segni di una quarantina di coltellate, coltello poi ritrovato dagli uomini della squadra Mobile della polizia poco distante dalla casa, dietro un carrellato della spazzatura.

Le indagini si indirizzano immediatamente sull’ex compagno della donna, Bonfiglio (i due avevano anche convissuto per un breve periodo), raggiunto nella sua casa di Camaro e portato martedì sera stessa in Questura. Qui un lungo e drammatico interrogatorio, presente l’avvocato dell’uomo, Oleg Traclò, porta alla confessione. Bonfiglio dichiara di non essere arrivato a casa della ex compagna con l’intento di ucciderla – ma aveva portato un coltello con sé –, ma per parlare dei motivi che avevano portato all’ultima denuncia nei suoi confronti e al provvedimento restrittivo, con l’udienza per il giudizio immediato già fissata per il 9 maggio prossimo. Poi l’ennesima lite, la rivelazione di una nuova relazione sentimentale della donna e la furia omicida.

Una furia che, però, non era certo inedita, tutt’altro. Il 30 maggio di un anno fa Bonfiglio, ubriaco, non accettando l’interruzione della loro relazione, aveva preso a calci e pugni Daniela, fino a farle perdere i sensi. Ne era seguita una denuncia, anche per via delle minacce ai familiari, e il 9 giugno erano scattati i domiciliari, poi sostituiti, il 16 giugno, da un divieto di avvicinamento. Misura del tutto insufficiente, come evidenzierà diversi mesi dopo il gip Salvatore Pugliese. Sono diversi gli episodi che si susseguono, «è capitato che mi mettesse le mani al collo stringendole per soffocarmi», racconterà

la donna, finita altre due volte in pronto soccorso. Il 5 febbraio scorso il culmine, orribile anteprima di ciò che avverrà lunedì sera.