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Dopo una fuga durata tre giorni e due notti Sacha Chang è stato trovato e arrestato

IL GIOVANE OLANDESE, 21 ANNI, NUDO, CORICATO SU UNA PANCHINA DI UNA CHIESETTA A TORRE MONDOVÌ, IN VIA SANT’ELENA, LOCALITÀ DELLE CAPPELLE, SUL MONTE SAVINO, IN DIREZIONE DI PAMPARATO

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Testo…, tratto da… www.repubblica.it!

Dopo una fuga durata tre giorni e due notti Sacha Chang è stato trovato e arrestato. Il giovane olandese, 21 anni, nudo, coricato su una panchina di una chiesetta a Torre Mondovì, in via Sant’Elena, località delle Cappelle, sul Monte Savino, in direzione di Pamparato. Era a pochi chilometri dalla casa di Montaldo di Mondovì, nel Cuneese, dove aveva ucciso mercoledì pomeriggio il padre Haring Chainfa Chang e l’amico di famiglia Lambertus Ter Horst e da cui era fuggito. Un uomo aveva provato a inseguirlo con una spranga e lo aveva fatto cadere, ma il giovane si era rialzato ed era poi saltato oltre il guard rail e di lì si era dato alla macchia nei fitti boschi della val Corsaglia.

I carabinieri del comando provinciale di Cuneo avevano organizzato una caccia all’uomo che non si era fermata nemmeno di notte, con elicotteri e cani molecolari. Le indagini sono state condotte dal nucleo investigativo e coordinate dalla procura di Cuneo ma le ricerche hanno coinvolto decine di uomini del comando provinciale di Cuneo agli ordini del colonnello Giuseppe Carubia. Era stato chiesto l’aiuto anche dei cacciatori, che sono i più esperti di quelle montagne e che conoscono anche le piccole case disabitate che costellano la zona, in cui Sacha Chang potrebbe aver trovato riparo. E proprio dei cacciatori lo hanno avvistato stamattina e hanno chiamato i carabinieri che lo hanno arrestato.

“Finalmente è finito un incubo, anche se questa vicenda lascia sulla strada due morti che sono una tragedia pesantissima”, dice Giovanni Balbo, il sindaco di Montaldo di Mondovì, dove da diversi anni una nutrita comunità di olandesi ha preso casa per trascorrere le vacanze e dove Bert, come tutti chiamavano Ter Host, aveva accolto l’amico con il figlio, che – come aveva spiegato l’uomo ai vicini – stava attraversando un brutto periodo dopo essere stato lasciato dalla fidanzata e soffriva di un esaurimento nervoso.

Già ieri le ricerche si erano circoscritte all’area di Torre Mondovì, dopo che il giovane era stato avvistato da lontano. Ma quando si era accorto di essere braccato, si è di nuovo infilato nella boscaglia riuscendo a far perdere le proprie tracce un’altra volta.

Dal momento in cui tre carabinieri della stazione di Limone Piemonte lo hanno ammanettato si è chiuso nel silenzio e non ha opposto resistenza. Al momento dell’arresto era disarmato. Il coltello da cucina con cui ha ucciso, infatti, era stato trovato poco lontano dal luogo del delitto.