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E’ un primo maggio velato di tristezza per la scomparsa di Papa Francesco, la cui predicazione planetaria ha segnato un’epoca, con il suo impegno per la giustizia sociale, la dignità del lavoro, l’ambientalismo e la pace, sempre dalla parte degli esclusi, dei deboli, degli ‘scartati’… il tempo che viviamo ha radicalmente messo in questione le certezze che sembravano costituire il paradigma del XXI secolo, fondato essenzialmente sul superamento delle barriere economiche e spazio-temporali, ma non di quelle sociali, che, anzi, vengono riproposte in forme nuove e anche più discriminanti”

SULLE SUE OMONIME PAGINE FACEBOOK, LO HA SCRITTO OGGI IL SINDACO DI TAORMINA, CATENO DE LUCA, DEPUTATO PRESSO L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA A PALERMO NEL 'GRUPPO SUD CHIAMA NORD'

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E’ un primo maggio velato di tristezza per la scomparsa di Papa Francesco, la cui predicazione planetaria ha segnato un’epoca, con il suo impegno per la giustizia sociale, la dignità del lavoro, l’ambientalismo e la pace, sempre dalla parte degli esclusi, dei deboli, degli ‘scartati’… il tempo che viviamo ha radicalmente messo in questione le certezze che sembravano costituire il paradigma del XXI secolo, fondato essenzialmente sul superamento delle barriere economiche e spazio-temporali, ma non di quelle sociali, che, anzi, vengono riproposte in forme nuove e anche più discriminanti”. Sulle sue omonime Pagine Facebook, lo ha scritto oggi il sindaco di Taormina, Cateno De Luca, deputato presso l’Assemblea regionale siciliana a Palermo nel ‘Gruppo Sud chiama Nord’!

Il testo diffuso da De Luca prosegue così:

  • “l’insicurezza che ci pervade è drammaticamente rafforzata dalla tragedia delle guerre e delle distruzioni in Ucraina e nel Medio Oriente, nel mentre si profilano diversi quanto instabili equilibri geopolitici, in primo luogo con la politica isolazionista sui dazi degli Stati Uniti. In questo contesto è proprio il valore del lavoro in tutte le sue forme, dipendente, autonomo e delle piccole imprese agricole e artigiane, che subisce il rischio di una marginalizzazione strutturale nel nostro Paese”;
  • “in Italia è evidente la ‘questione salariale’, che affligge il lavoro subordinato e mortifica i consumi, deprimendo la produzione e l’economia complessiva. E su tre milioni di dipendenti al di sotto della soglia minima, un milione vive al Sud. Se i salari italiani tra pandemia e inflazione hanno perso il 7,5% contro il 2,2% della media Ocse, nel Mezzogiorno si è scivolati fino a una perdita in termini reali dell’8,4% e per i pensionati di circa 10mila euro in dieci anni, con drammatiche sacche di povertà anche per il ceto medio e il triste fenomeno della fuga dei giovani all’estero”;
  • “e all’emergenza sociale del lavoro povero si accompagna quella della precarizzazione dell’occupazione. Dal XXVI rapporto del Cnel sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva si rileva che nel 2024, in un contesto di ‘modesta crescita’ economica, il numero degli occupati è aumentato dell’1,5% toccando i 24 milioni nell’anno, soprattutto per l’incremento del lavoro autonomo, con un mercato del lavoro in Italia che continua a presentare criticità, soprattutto con riferimento all’occupazione femminile e giovanile, che si confermano tra le più basse in Europa, e un tasso di lavoro sommerso elevatissimo. Cosa fare? In primo luogo serve un modello di contrattazione collettiva che valorizzi la dimensione territoriale e quella aziendale, recuperando anche l’importante tradizione degli antichi mestieri, legando salari e produttività”;
  • “per realizzarlo si deve superare il vetusto sistema di corporativismo semi-pubblicistico, tendente a una sorta di esclusività di stampo monopolistico delle relazioni sindacali, non rispondente alle attuali dinamiche sociali e ai dati reali sulla rappresentatività, con la presenza di nuovi soggetti degli interessi collettivi, oltre quelli c.d. ‘storici’. Serve l’individuazione di criteri veri e non presunti della rappresentatività delle organizzazione d’impresa e del lavoro, nel rispetto del 1° comma dell’art. 39 della Costituzione, con l’esigenza di una legge-cornice sulla rappresentanza e l’efficacia dei contratti collettivi”;
  • “e il dramma delle morti ‘bianche’, una piaga sociale intollerabile, si può contrastare non solo inasprendo le sanzioni, ma, nel contempo, promuovendo buone pratiche per la sicurezza, anche con massicci interventi per la decontribuzione in favore delle aziende che non hanno infortuni sul lavoro e per il finanziamento della formazione. Una riforma complessiva del sistema-lavoro insomma, quale proposta per questo I maggio, che sia alla base di una nuova fase di politica economica di promozione della crescita e della redistribuzione del reddito verso i ceti più deboli, con il sostegno al Mezzogiorno e un nuovo Welfare più inclusivo, per una prospettiva di equità e una nuova stagione di speranza.

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